di Emily Mignanelli
I bambini lo sanno, non si muore con i pesi sullo stomaco.
Né sul petto, né sul gozzo.
Si muore meglio se si pesa meno, si sta più comodi senza sassolini nelle scarpe e rospi in gola, e quanto ci si rilassa senza grilli in testa o pulci nelle orecchie.
I bambini possiedono la tipologia più raffinata di saggezza, quella spontanea.
Quella per la quale non occorre studiare ma basta saper sentire e allora tutto si capisce, senza pensarlo ma con la lingua dell’intuito.
Per questo i bambini non si addormentano mai senza prima aver detto tutto.
Fate attenzione cari genitori, perchè “Mi accompagni a letto?” non è la richiesta di un bambino che non ha ancora raggiunto la maturità, ma potrebbe essere un invito a raccogliere un’eredità preziosa.
Tra le più preziose che esistono, quella emotiva.
Perché i bambini, loro sì, che sanno chiudere i cerchi.
La notte porta con sé il simbolo più oscuro che esista, quello della morte.
Il buio impenetrabile di una stanza senza luce, i dubbi dell’umanità racchiusi nel nero, la speranza che un nuovo giorno nascerà e tutta la fiducia per crederci davvero.
La notte è la patria delle angosce, degli aneliti, delle incertezze.
I sospiri cadono nei pozzi, neri, così come i desideri stellati precipitano giù da drappi di seta color pece.
La notte è dei coraggiosi, coraggiosi come i bambini.
Ci entrano con coraggio, chiedono solo di poter esser più agili e snelli qualora dovessero scappare, se per caso un pericolo li attendesse dietro l’angolo.
Ve lo dico ora fuor di metafora, i bambini durante il giorno vivono tante esperienze, attraversano infinite emozioni e accumulano materiale psichico.
Questo si muove dentro di loro e saltella con loro, danza con loro, rotola con loro, ma quando i bambini si fermano, anche lui si ferma ed è lì, tutto davanti ai loro occhi.
Quello è il momento in cui i bambini sentono il bisogno di alleggerirsi e per farlo hanno bisogno di un testimone consapevole, di un adulto attento e accorto pronto ad accogliere quel contenuto.
Non chiedono di risolverlo, non è quello il momento dei consigli, dei ragionamenti complessi, dei tentativi educativi.
Quello è il momento dell’accoglienza, del mite ascolto, del puro esserci.
La cameretta, dovrebbe rappresentare per ogni bambino il momento della tregua e del riposo.
Pertanto, favorite questo processo, sostenete questo incontro.
L’incontro tra un bambino e la sua vulnerabile umanità, tra un bambino e il suo genitori nella parte più protesa verso di lui.
Non abbiate fretta di raggiungere l’indipendenza precoce, che tanto toglie peso quanto ne aggiunge in seguito.
I bambini chiedono presenza, soprattutto se è mancata durante tutto il giorno, non perdete l’occasione di esserci.
Pensate che incredibile clemenza riceviamo quotidianamente.
Possiamo mancare per ore e ore, posticipare il nostro esser lì per loro, rimandare gli scambi, demandare i ruoli, ma loro, i nostri figli, nonostante tutto, ogni sera ci danno un’ultima possibilità, prima del congedo, simbolico e rituale perderci dentro noi stessi per poi ritrovarci col favore della luce.
Pertanto, non sciupate questo momento.
Non abbiate fretta, non siate imprudenti, non siate aggressivi.
È tempo di trovarci, prima di lasciarci.
Ascoltate i bambini prima che si addormentino, ci sono le risposte a tutte le domande del giorno “come stai?”, “che hai fatto a scuola?”, “ti sei divertito?”, “che è successo con Marta?”.
I bambini incamerano anche quelle durante il giorno e la sera sono pronti, finalmente, a
restituire.
“Sono stato triste, mi sei mancato”, “abbiamo dipinto le foglie in giardino”, “è stato buffo quando Claudio si è messo il pennello nella scarpa”, “Marta non voleva ridarmi il mio cagnolino di pezza, ho pianto tanto e poi le ho dato una spinta”.
Le parole ci sono tutte, ma non quando cercate di estirparle.
Ricordate, da quando piantiamo un seme a quando raccogliamo la verdura, occorre il tempo di una stagione.
E i bambini, contadini dell’infinito, ci ricordano come vivere e morire.
“Mrs Darling sentì per la prima volta il nome di Peter Pan mentre stava rassettando la mente dei suoi figli, che è quello che fanno le brave mamme ogni sera dopo che i propri piccoli si sono addormentati – frugano nelle loro menti e mettono in ordine i pensieri per il mattino seguente, risistemando al loro posto i diversi articoli che, durante il giorno, se ne sono andati a zonzo di qua e di là. Se riusciste a svegliarvi (ma, ovviamente, non potete) vedreste vostra madre
all’opera, e la trovereste una scena molto interessante. È un po’ come riordinare i cassetti. La vedreste in ginocchio, immagino, mentre osserva con curiosità il contenuto della vostra mente, chiedendosi dove mai abbiate sentito una tal cosa, facendo scoperte dolci e meno dolci, premendosi le prime sulle guance come se fossero teneri gattini, e facendo sparire rapidamente le seconde.
Quando vi svegliate al mattino, le cattiverie e i pensieri malvagi con i quali vi siete coricati sono stati ripiegati con cura e sistemati in una zona remota della vostra piccola mente, e in cima, ben esposti e areati, restano i pensieri più dolci, pronti per essere indossati.”
Peter Pan, J.M Barrie